«Il consuntivo del primo semestre 2016 di Terremerse
da conto di una nuova capacità redditiva, derivata dalle azioni di
riposizionamento attuate nello scorso esercizio. Pertanto la revisione del
budget prospetta un risultato di esercizio in positivo, con la previsione di un
risultato in utile, la cui portata potrà essere meglio definita in sede di
preconsuntivo, anche alla luce delle ulteriori azioni correttive che stiamo
mettendo in campo, utilizzando le informazioni ricavate dai dati del semestrale
stesso», introduce l’AD Gilberto Minguzzi.
Visualizzazione post con etichetta gilberto minguzzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gilberto minguzzi. Mostra tutti i post
lunedì 24 ottobre 2016
giovedì 25 giugno 2015
Un buon bilancio 2014 per Terremerse
Il Bilancio 2014 di Terremerse e del suo gruppo - con le controllate Semìa (commercializzazione
sementi), Terre da Frutta (produzione varietà frutticole), BorgoBuono
(produzione e commercializzazione carni, salumi e prosciutti) - conferma il trend positivo in atto ormai stabilmente da
diversi anni. Il consuntivo 2014 realizza un utile di € 239.000, al netto
di € 1.2
milioni di accantonamenti prudenziali, con un aumento ulteriore di fatturato che raggiunge i 166 milioni € (+ 2,8%). Il consolidato a 174,4 milioni € s’incrementa
del 5,2% sul precedente.
«La validità del risultato d’esercizio,
conseguito in un’annata difficilissima per l’agricoltura, a causa sia delle
avversità climatiche sia dagli andamenti del mercato nei comparti dei cereali,
dell’ortofrutta e delle carni suine, si
deve ai positivi risultati di posizionamento strategico acquisiti dalle
principali attività condotte da Terremerse: in primis agroforniture, carni e
cereali – commentano l’Amministratore Delegato
della Cooperativa, Gilberto Minguzzi, e il Presidente, Marco Casalini - Nel
corso del 2015 il prosieguo del lavoro di riposizionamento di tutte le attività
governate da Terremerse, secondo le linee guida già delineate nel progetto
Terremerse 2020, porterà gradualmente a compimento la messa in valore della sua
struttura multibusiness, con una rinnovata capacità di produrre reddito per sé
e per i soci».
«Ci preme anche fare una precisazione in merito agli utili
realizzati negli ultimi anni – proseguono Minguzzi
e Casalini – In sé e per sé, gli
utili possono sembrare modesti, però occorre tenere conto dello sforzo
sostenuto da Terremerse per accantonare complessivamente 2,5 milioni €, già
spesati fiscalmente, che potrebbero servire per coprire integralmente le
ragioni di rischio derivanti dal contenzioso legale apertosi per iniziativa
della Procura di Bologna il 18 luglio 2012, in riferimento al finanziamento
riscosso dalla Cooperativa per la costruzione della cantina a Imola. A questo
proposito, vogliamo comunque ricordare che la sentenza di assoluzione
pronunciata in aprile dalla Corte d’Appello nei confronti dell’ex Presidente di
Terremerse, Giovanni Errani, impone la revisione degli effetti sanzionatori amministrativi
connessi al processo. Noi ci auguriamo che in ottobre, quando la nostra
Cooperativa dovrà comparire in Tribunale per rispondere di quelle accuse, parlino
finalmente i fatti e sia riconosciuta la completa estraneità di Terremerse alle
accuse che da anni le vengono contestate. Attendiamo quindi con fiducia che la
giustizia faccia il suo corso».
Per le agroforniture l'ottimo risultato conseguito dal settore è frutto
dell’ulteriore incremento del grado di penetrazione di Terremerse nel mercato
di sede (provincie di Ravenna e Ferrara in particolare), oltreché delle quote aggiuntive di mercato
provenienti dai rami d’azienda recentemente acquisiti e dall’avvio di relazioni commerciali con
nuovi territori. Si conferma una volta di più che il
successo di Terremerse nel comparto è dovuto allo standard qualitativo del servizio
agli agricoltori, che consente di farne un
soggetto attivo di programmazione
e partnership con le multinazionali fornitrici: ciò genera economicità e
competitività nella filiera a beneficio di tutti i soggetti che vi operano, a cominciare
dagli agricoltori stessi.
Nel comparto cerealproteico, nonostante le avversità climatiche, la campagna di raccolta 2014 ha superato i volumi ritirati nell’annata
precedente, passando dalle 137 mila tonnellate alle 144 mila (+5,33%), il secondo miglior risultato degli ultimi 5 anni,
con ulteriori 357 nuove aziende che hanno consegnato i cereali a Terremerse. Questo
dato, sommato a quello delle due annate precedenti, porta a 948 il numero delle
nuove aziende consegnatarie.
Nel comparto carni il 2014 ha segnato un significativo calo di
fatturato da doversi ricondurre al calo dei consumi e delle vendite nei nostri
canali commerciali consolidati. Si conferma in pieno la validità della
scelta effettuata con la costituzione della controllata commerciale BorgoBuono, orientata verso l’acquisizione di nuovi mercati
in Italia e all’estero, anche attraverso la costruzione del marchio aziendale.
Infine, il comparto ortofrutta è stato duramente colpito dall’andamento di mercato
che non ha consentito né agli agricoltori né alla Cooperativa di ripagare i propri costi. Nel 2013 Terremerse
decise di abbattere l’incidenza dei costi fissi di lavorazione per armonizzarli
alla riduzione dei volumi di attività. I prezzi di mercato del 2014 attestano
che l’impegno a contenere i costi deve sposarsi con l’azione volta a recuperare
volumi e un mix di prodotto che apporti nuovo valore aggiunto alla Cooperativa
e ai suoi soci. I contatti avviati nella prima parte dell’annata in corso, attestano
le importanti potenzialità di sviluppo che la Cooperativa riscontra al Sud e al
Centro-Nord Italia verso aziende specializzate medio-grandi.
Etichette:
agroforniture,
bilancio 2014,
borgo buono,
carni,
cereali,
concimi,
fratta,
frumento,
gilberto minguzzi,
Giovanni Luppi,
mais,
Marco Casalini,
ortaggi,
ortofrutta,
orzo,
sementi,
semìa,
trattori,
trattrici
giovedì 24 ottobre 2013
Terremerse: il preconsuntivo semestrale
Spiega l’Amministratore delegato di Terremerse, Gilberto Minguzzi: «Nel complesso il nostro trend si proietta verso un risultato di bilancio in positivo, nonostante le difficoltà della congiuntura economica, gli alti costi dell’approvvigionamento finanziario, l’aumentata rischiosità della riscossione dei crediti commerciali.
Nel settore ortofrutticolo il territorio subisce ancora una volta un calo di produzione, dovuto alle avversità climatiche, che si sovrappongono agli espianti e agli abbandoni avvenuti negli ultimi anni, in conseguenza tanto di fattori anagrafici (l’invecchiamento dei conduttori di piccole e medie aziende, che fino a qualche anno fa costituivano l’ossatura della nostra frutticoltura), quanto di deludenti risultati di reddito.
La riduzione dei volumi enfatizza negativamente l’incidenza dei costi fissi delle nostre strutture, programmate per raccogliere quantità sensibilmente superiori. Tutto ciò neutralizza l’effetto dei traguardi raggiunti sul piano della riduzione di costi diretti attraverso l’introduzione di tecnologie, l’ottimizzazione della logistica interna e il contenimento degli sfridi determinati dal declassamento, rispetto al prodotto in entrata, di quantitativi di frutta in fase di vendita.
Dunque l’utile d’esercizio atteso, seppur modesto, è figlio di operazioni di riposizionamento realizzate nel settore agroforniture e cereali, avviate nel settore carni, nonché di misure di razionalizzazione applicate nell'ortofrutta, prima dell’adozione di misure strutturali che riequilibrino l’incidenza dei costi fissi rispetto ai volumi effettivamente lavorati.
L’anno che abbiamo alle spalle è stato segnato da un intenso lavoro di ricerca di soluzioni organizzative alternative. A oggi disponiamo di tutti gli approfondimenti necessari per avviare la ristrutturazione radicale che ci serve per dare prospettiva al nostro settore ortofrutticolo. L’obiettivo realistico è un drastico contenimento di costi fissi, da reimpiegare per consolidare la competitività delle liquidazioni ai soci, senza pesare sul risultato di bilancio complessivo della Cooperativa.
In questo contesto si colloca la nostra azione per ricercare occasioni d'integrazione con partners anche in questo comparto. Nel ricercare alleanze non muoviamo mai da stati di necessità: abbiamo già dimostrato nei fatti di saper affrontare le nostre necessità con le nostre forze.
Abbiamo operato così con le agroforniture, battezzando addirittura un’inedita integrazione tra il nostro ruolo di distributori e quello delle multinazionali fornitrici. Abbiamo operato così nel comparto cerealicolo, integrandoci con privati, con Organizzazioni Professionali, con soggetti del trading internazionale come Axcereal. Persino nel settore delle carni, con la Rete Romagna Coop Food, abbiamo dato vita a un soggetto fortemente innovativo, che sta cominciando a riscuotere importanti apprezzamenti e anche primi risultati concreti.
Nell'ortofrutta abbiamo avviato un dialogo con Apofruit, che ha già segnato alcuni passi concreti, come l’affidamento a Canova e Almaverde, leader di mercato nel settore, della ommercializzazione delle produzioni biologiche dei nostri soci.
In un recente Convegno di presentazione dei progetti di sviluppo della rete “Mediterraneo Group”, di cui è capofila Apofruit, i suoi dirigenti hanno sostenuto che a oggi si può essere players incisivi sul mercato globale solo affidandosi a reti d’imprese specializzate, i cui componenti preservino ognuno la propria individualità e i propri asset commerciali, integrando le gamme di offerta e gli standard qualitativi. La fase della ricerca del gigantismodi Cooperative di 1° grado è da ritenersi superata, per le rigidità che rappresenta, inadatte a realizzate moderni obiettivi di crescita. Noi abbiamo sostenuto questa impostazione fin dalla nascita di Terremerse, in tempi non sospetti. Tale impostazione ci consente di mettere a fuoco alcuni obiettivi difficili da raggiungere singolarmente, ma abbordabili nella dimensione integrata di rete. Mi riferisco alla ricerca della completezza di gamma: la costruzione di gamme complete, con standard qualitativi costanti e volumi adeguati, comporta costi importanti per una singola impresa. In rete le disponibilità degli uni possono affiancare quelle degli altri, per saturare i mercati più remunerativi, trasformando un fattore di costo in una opportunità.
Un altro traguardo raggiungibile in rete è quello dell’agevolazione all’accesso all’innovazione: i detentori delle royalty per le specie e le varietà innovative si concentrano nelle mani di grandi trusts di livello internazionale, con i quali si tratta più facilmente disponendo di volumi significativi.
D’altra parte se crediamo che la frutticoltura in Romagna meriti di avere un futuro, non possiamo affidarci all’illusione di consolidare le produzioni tradizionali. Queste hanno subìto una flessione importante e continueranno a calare. Nuovi investimenti possono venire solo dalla promozione di nuove cultivars che offrano nuove opportunità di reddito!
Infine, vi è il tema dell’internazionalizzazione. In fase di riduzione, anche drastica, dei consumi di frutta nel mercato nazionale ed europeo è sempre più indispensabile rivolgersi a nuovi mercati, anche lontani. Qui torna il tema dei volumi di massa critica necessari e dei costi da doversi sostenere per aprire e mantenere nuove relazioni per l’export.
A questo tema abbiamo dato risposta aggregandoci in importanti Consorzi di specie: PeraItalia, Kiwi Fruit of Italy, Romagna Coop Food. Tra gli effetti della crisi che grava sul settore vi è anche lo stimolo a ricercare, con partner privati e Cooperative, strade nuove rispetto a quelle che hanno avuto successo nel passato, ma che non possono essere adatte per tutte le stagioni».
Iscriviti a:
Post (Atom)


